”gli occhi di una panchina”
Saliva serpeggiando la stradina
fino lassù sotto la montagna,
una casetta mezza diroccata
vicino all’alto abete, una panchina.
Mi siedo e osservo il panorama
e mentre guardo sento una vocina
che mi chiama,
si, sta parlando a me quella panchina,
”mi dice cosa sto guardando”
-e io le chiedo cosa hai visto tu-
”La vedi la casetta diroccata?
li... ha vissuto un vecchio poeta,
scriveva tutti i giorni una poesia
che il vento un giorno ha fatto volar via,
una di queste l’ho fermata io,
parlava di profumi
dei fiori di montagna,
prati d’azzurro di genziane,
di giallo d’erica
e primi bucaneve,
colori che cambiavan la montagna,
odori del bruciare della legna,
d’aria sublime,
di acque pure e cristalline,
di suoni di campane nella valle
e di straordinari panorami”
”Ora dimmi tu che c’è aldilà della montagna
che vedo nuvole dipinte salir il cielo”
” aldilà c’è il mondo e sta soffrendo,
i colori che tu vedi,
non sono arcobaleni,
son nuvole ripiene di veleni,
viviamo tutti con le mascherine
noi vecchi, giovani e bambine”
Riprendo lentamente il mio ritorno,
discendo quella bianca stradina,
mentre morendo stava un altro giorno
chissà cosa accadrà doman mattina.
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Commenti (3)
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Fippo225 dicembre 2007
Un viaggio fantastico... che fa sognare e ci mette però di fronte alla cruda realtà di come stiamo sciupando questo nostro bellissimo mondo...
Paolo Ursaia28 dicembre 2007
Deliziosa poesia, che evoca panorami incontaminati, sentimenti e sensazioni... che si scontrano con una realtà purtroppo diversissima... letta con grande piacere.
Berta Biagini19 gennaio 2008
parole molto delicate - sembra proprio di salire quella stradina, piaciuta molto


