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Sociale 27 dicembre 2007 · lettura 1 min · 4149 letture

I bambini di Kabul

K
Kate 176 poesie pubblicate
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E' secco il melograno e brulla la terra. La rosa del giardino è stata recisa dai colpi delle mine e dei bombardamenti. Occhi puerili volti al cielo spoglio attendono l'apparire di fluttuanti aquiloni a colorare il manto bianco dell'inverno. Figli di padri brutalmente assassinati vagano per strade polverose scheletrite. Sguardi rapiti dal vortice del vuoto di Kabul frugano negli angoli del silenzio in cerca di una identità nei bagliori delle aurore.
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Kate
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Commenti (6)

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O
Oliviero Angelo Fuina27 dicembre 2007

Ottima Poesia splendidamente descrittiva di una realtà che l'Autore ci rende tattile e densamente emotiva avvalendosi d'immagini pertinentemente evocative e di un lessico elegantemente adeguato. Emoziona, e molto... e quei bagliori nelle aurore alienano.

F
Francesca Coppola27 dicembre 2007

Un titolo che gia preannuncia l'amaro testo. Ben congeniato ed impostato. Da leggere e riflettere.

B
Bruno27 dicembre 2007

l'autrice parla di una città Kabul, ma penso sia dedicata a tutti quei bambini che si trovano nelle città in guerra da troppo tempo, non fioriranno più i melograni devastati dalle bombe, da meditare molto e sperare in un futuro più bello per i bambini della polvere.

M
Marina Como27 dicembre 2007

Poesia studiata e toccante in un crescendo di descrizione che dal particolare arriva sino all'orizzonte in una stupenda chiusa che fà riflettere. Un quadro d'autore con tinte forti.

Maurizio Spaccasassi28 dicembre 2007

Le due immagini iniziali s'insediano nello scenario d'inizio poesia; il melograno secco segnala la precarietà della vita. La rosa che rappresenta la continuità, la pace è stata recisa.L'inverno che simboleggia la guerra non viene guardato dai bambini, che invece mirano al cielo, in cerca dei loro giochi liberi e senza paura.I bambini di Kabul sono i bambini di tutte le guerre... per il denaro dei potenti non ci sono razze o scrupoli e le guerre non sono storia passata, ma vivono su questa stessa terra sotto i nostri piedi, che pestano spesso anche un po' di sangue.Nel 2004 ho visto gli occhi di chi in Iraq viveva la guerra, credo che non ci sia linguaggio al mondo più efficace di chi soffre vivendo in un dramma cosi' immenso.

Berta Biagini28 dicembre 2007

per come è descritta è una poesia che ti fa venire i brividi e ti fa sembrare di essere sul posto, quindi riesci a vedere con i tuoi occhi quanto l'autrice vuole descrivere