Acido
Salvo Scamporrino
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A cosa serve la primavera,
il profumo dei fiori a sera
quando il tramonto s’avvera,
a che serve la dolce fragranza,
dei vellutai petali la danza
quando un refolo avanza,
non certo a consolare il pianto
dei tuoi tristi occhi, tanto
nessuno ascolterà il canto
dell’immenso tuo dolore,
allor che sul viso il bruciore
intenso scioglieva l’ardore.
Rimanesti per terra a soffrire,
a urlare, a sentirti morire,
poi il buio, silenzio, dormire,
svenuta sull’asfalto nero
andò via ogni tuo pensiero
e sognasti un bianco veliero
sull’azzurro mare d’agosto,
tu fanciulla che, di nascosto,
stringevi l’amore corrisposto
che ti donava tutto se stesso
senza violenza, senza eccesso:
solo carezze e non possesso.
La tua forza e il tuo coraggio
questo sole d’un grigio maggio
faranno rinascere in un raggio
che scalderà ogni triste cuore
che, nel nome del falso amore,
lo annienta con il suo furore,
le tue parole e la tua presenza
daranno conforto e speranza
nella lotta contro l’ignoranza,
a te rimarrà il segno sul viso,
le labbra appese ad un sorriso,
il tuo carattere forte e deciso.
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L'autore
Salvo Scamporrino
Nato in terra di Sicilia nel 1960, scrivo solo per passione e per comunicare ciò che sento o percepisco. Ogni idea o sentimento che viene esternato in qualsiasi forma va sempre accettato per quello che è. Criticare e giudicare è soltanto un punto di vista. Con questo spirito bisogna leggere e SCRIVERE.
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