”non sbattere la porta quando esci”
Anno vecchio,
non sbattere la porta quando esci
non hai tutte le colpe attribuite,
lascia che entri quello nuovo
a cui noi chiederemo tutti in coro
se:
Scorrerà ancor sangue per le guerre,
proseguirai a distrugger la natura,
trionferà ancora la tensione,
terrorizzerai ancor le “calde terre”
permetterai all’umano la violenza
contro le donne giovani ed anziani,
lo sfruttamento minorile,
sarà per te ancor indifferenza,
la paura di uscire di casa,
ci saranno nuove malattie,
nuove montagne di rifiuti,
inondazioni dove abbonda l’acqua,
incendi a devastar foreste,
dissenteria dove c’è già la fame,
spazzerai via la mafia,
la politica corrotta
e le sue losche trame.
Dopo il tuo arrivo sarà già carnevale,
le maschere saranno le padrone,
fa che quest’anno non ci faccia male
e che dopo la pioggia…
risplenda sempre il sole.
©
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Commenti (4)
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Paolo Ursaia29 dicembre 2007
Poesia dura, sia pure col lieve sorriso sulle labbra, che individua immediatamente quasi ogni scritto dell'autore...
Giomiri29 dicembre 2007
E' vero: la forma di questo componimento è quello di una lettere, originale tra l'altro che fa il riassunto dei nostri giorni, dei nostri brutti giorni. Ma la speranza che il futuro sia migliore c'è sempre, nonostante le calamità, i dolori, le lacrime... Bella davvero.
M
Maria Francesca29 dicembre 2007
Poesia di riflessioni profonde, il poeta ricorda tutti i mali di cui soffre l'umanità lasciando uno spazio anche alla speranza
Triste31 dicembre 2007
Caspita! Leggendola viene da pensare: ma che mondo è? Ma è il nostro... il nostro terribile mondo... Saprà già leggere il nuovo Anno? Speriamo bene...


