Figli di Caino
Daniela Dessì
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Le voci del pensiero contrastano
in allineanti strisce di colori
versanti il sangue di eroi in trincea.
Il canto popolare trasuda la rabbia trattenuta
sul filo di parole smorzate.
Non fa rumore la polvere nera
che su occhi incatenati,
si rapprende al soffio d’un lieve mormorio.
Giacciono i nomi di vite divelte
su docili lingue ammansite
dal suono canzonatorio di un altoparlante,
all’apparenza neutrale.
Demagogia velenosa sparge fiamicelle provocanti
il fuoco d’una tremenda polveriera,
sopra il mare dei corpi travolti dall’odio.
La pace che dissuade dal buon proposito,
che uccide il bambino muto steso sulla riva di sabbia rossa,
è un insulto all’umana propensione del bene
che unisce i fratelli del mondo.
Ma un morto innocente non parla,
né può difendersi
sul tribunale dei colpevoli;
parti invertite di una falsa giustizia,
villana e propagandistica.
La pace rimane un puro ideale di forte respiro,
dove ad imbracciar l’arma assassina
è il figlio di Caino.
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
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