Emmetì
Dovresti avere ora settant’anni,
ma ignoro se sei ancora in questo mondo.
Eri esile, fragile e la psiche
sostenevi con benzodiazepine.
Chissà perché, su me posasti gli occhi
quell’agosto di tanti anni fa.
Tu forse mi vedevi come te,
e certo non avevi tutti i torti.
Ed io ti vidi come mia sorella
morta al momento di venire al mondo:
quella stessa tua età avrebbe avuto,
se il fato non si fosse sì accanito.
Anche se tu venivi da Germania,
mi sembrò di conoscerti da sempre.
Qualche equivoco nacque, chi lo sa,
forse proprio per troppa somiglianza.
Che t’eri un po’ di me innamorata,
lo capii solo dopo, dalle lettere.
Ed a troncare la corrispondenza
fui io, ché non vedevo utilità:
non si può riacciuffare da lontano
la passione passata sì vicino.
Ma il tempo m’ha portato sempre più
a ritornare a quei remoti giorni
(e se questo successe pure a te,
nessuno me lo può venire a dire) .
In ben distante luogo chissà mai
se potremo un istante rivederci?
©
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L'autore
Antonio Terracciano
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
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