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Riflessioni 30 dicembre 2007 · lettura 2 min · 2172 letture

Perché contamo er tempo?

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Gian Franco Dandrea 232 poesie pubblicate
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‘Na vorta se viveva a la capanna, er concetto de’‘r tempo nun ce stava, era ‘na pacchia anzi era ‘na manna, facenno oggnuno quello che j’annava. Quanno ch’er sole se metteva a nanna, e la luna spuntanno lo baciava, l’omo segnava a tera co’ ‘na canna, ‘na tacca pe’ ‘st’incontro ch’arivava. Poi er cojone se ‘nvento’ le ore, l’anni li mesi e li menuti drento, così mo stamo sempre tutti a ccore. Si vvolemo godesse ‘gni momento, sfasciamo l’orologgio traditore, e piamo a rimirasse er firmamento. Traduzione Nell’età della pietra quando si viveva nelle capanne l’esatta misurazione del tempo non esisteva era una vera manna dal cielo ognuno era libero da appuntamenti, orari di treni, ecc. Quando il sole e la luna ancora si amavano l’uomo faceva una tacca per segnare questo incontro (ed era questo l’unica misurazione. Molto tempo dopo gli indiani dicevano sono passate 7 lune, 20 lune, ecc.) Poi l’uomo si è inventato la misura del tempo con ore, minuti, giorni, anni, ed è finita la tranquillità. (fino ad arrivare ad oggi in cui siamo tutti stressati dal tempo) Se vogliamo tornare a goderci la vita e il tempo dettato dalla natura, distruggiamo tutti gli orologi, calendari, ecc., e riprendiamo ad alzare gli occhi al cielo.
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L'autore
Gian Franco Dandrea

Fissare su carta mediante parole, le emozioni di un momento, le vibrazioni dell'anima, il recondito sentire, è come mettere insieme le tessere di un mosaico, è come dipingere o creare musica. Ecco, la poesia è tutto questo messo insieme, i versi danno colori, note musicali, vibrazioni al cuore, è una festa multimediale

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Commenti (2)

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Paolo Ursaia30 dicembre 2007

Il vernacolo... permette all'autore di criticare ferocemente un modo di... non pensare moderno... col sorriso sulle labra.

Triste30 dicembre 2007

”piamo a rimirasse er firmamento” magari potessimo farlo..non sarebbe affatto male... magica, meravigliosa utopia...