Troppi morti
Daniela Dessì
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Le catene del mare imbrigliano le mani stanche.
Molte croci si raccolgono sul fondo che più non si vede.
Il sole rivedrà la luce sugli scogli,
ma all’orizzonte solo cadaveri rivoltati dalle onde,
vesti e scarpe restituiti senza i corpi.
Chi annega nelle acque del Mare Nostrum
non vede alcuna riva oltre la punta del naso,
annega nel suo stesso sogno
di camminare scalzo sulla terra amica,
e baciarla all’arrivo dove un nuovo scalo promette salvezza.
Ma poi affonda l’imbarcazione
che lo ha trascinato in periglioso viaggio,
a prezzo di sangue e torture;
torna a riveder la vita felice strappata con la violenza delle armi
dove c’erano case e cantavano i bambini,
ricordo di bambole bruciate e carne offesa,
ceneri di una città massacrata,
calpestata dalle ostili divise da guerra.
Ricresceranno i fili d’erba,
rifioriranno i campi sterili dove orme di soldati calpestano il seme della pace.
Allora nessuna traversata in tempesta
raccoglierà più morti nella fossa di Nettuno,
che lascia uno squarcio livido
nelle coscienze di chi odia ma non vede
l’orrore che ci travolge al confine di un porto
che stende i suoi bracci sulla distesa minata dalle bombe,
pronte a esplodere,
pronte ad uccidere.
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
Commenti (2)
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Danilo Tropeano10 settembre 2019
Drammatiche e purtroppo reali reali le agghiaccianti immagini descritte dall’autrice in tale struggente lirica che farei leggere ogni istante a chi davvero potrebbe agire per ridimensionare queste nefaste pagine della disumanità. Apprezzatissima poesia condivisa nel profondo.
Francesco Rossi13 settembre 2019
Ho letto con estrema attenzione che dire: condivisione ideale in toto. Altro non aggiungo. Dice tutto e tanto la composizione poetica.


