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Riflessioni 28 settembre 2019 · lettura 3 min · 845 letture

Apparteniamo ancora a questo mondo?

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sergio garbellini 2777 poesie pubblicate
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Miliardi son le nuvole nel cielo e il fascino ogni giorno si rinnova, maliardo è il sorriso di una donna, ma unico è l’amore che si prova! Immenso, come il cielo e l’universo, intenso, come il sol che dà calore, stupendo, come il bene di una madre, l’amore quando penetra nel cuore! Geniali sono i sogni della vita, seppure poi si spengono pian piano, invece c’è una cosa assai importante ed è il nutrire il sentimento umano che invece non vien più considerato! Nessuno si rispetta in questo mondo, si guarda solo il proprio superiore al fine d’ingraziarsi in modo immondo! Son scettico, non trovo in questa vita alcuna gentilezza nella gente, mi sembra tutta apatica, lontana, è priva d’ogni forma riverente! Nessuno si saluta come prima, son tutti combattuti dai pensieri, controllano nervosi il cellulare con sguardi intimoriti, assai severi! E mi domando: “Ma cos’è successo negli ultimi vent’anni ormai passati? La colpa è solamente del progresso che c’ha di fatto alquanto trasformati in automi, dediti soltanto a correre agitati fino a sera, non ci scambiamo l’ombra di un sorriso, sembriamo viver nella stratosfera! Capisco che la colpa è della vita stressante, pure la tecnologia ci frena e c’impedisce ogni rapporto, ma non è meglio se si getta via? Davanti alla TV passiam le ore ed altrettante con i cellulari, bruciamo il tempo sempre alla ricerca di nuove sensazioni singolari! E sul computer navighiamo a vista sui siti per cercare nuovi amici, giriamo con il mouse dappertutto perché non ci sentiamo mai felici! Insoddisfatti, è la parola adatta, siam schiavi d’ogni genere moderno e tralasciamo ciò che fino allora giudicavamo valido ed eterno! Il dialogo è morto e seppellito, lo sguardo lo lanciamo solo al mare, per i saluti ..., meglio lasciar stare ... e non sappiamo più che cosa fare! Dovremmo tutti cominciar daccapo a ritrovare il dialogo perduto e quando c’incontriamo per la strada facciamoci un sorriso ed un saluto! Sarebbe bello ritornare indietro ai tempi quando c’era la miseria, sul tavolo una piastra di polenta ..., però non c’era alcuna cattiveria! Al giorno d’oggi abbiamo quasi tutto, però non ci sentiamo soddisfatti, ci rigiriam di notte dentro il letto con gli occhi sul soffitto, come i matti! La società ha perso quei valori che un tempo esprimevano amicizia, ognuno è chiuso dentro un mondo proprio e si nasconde dietro alla pigrizia! Cerchiamo di parlare col vicino con simpatia e un’ampia confidenza, ...la società è fatta di persone che vivono in totale compiacenza! ”
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Siamo diventati schiavi della tecnologia, sulla metro, sui tram, negli ambulatori, alla stazione ecc. tutti alle prese con i proprio cellulari, non si alzano più gli occhi sulla gente, sul mondo, sulle cose comuni, si corre tutto il giorno senza guardare in faccia nessuno, siamo diventati degli automa senza parola, il dialogo làtita dappertutto, anche in casa, la famiglia stessa non sente più quel clima di affettuosità familiare che c’era una volta basata sul rispetto e sull’amore. Stiamo navigando a vista, senza un futuro all’insegna della compiacenza reciproca.

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L'autore
sergio garbellini

Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d

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Commenti (1)

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Antonio Terracciano28 settembre 2019

Direi che in una cinquantina di anni siamo passati da un estremo all’altro, senza fermarci al giusto punto di equilibrio. Da ragazzo, piuttosto introverso com’ero, mi lamentavo un po’ dell’eccessiva invadenza di tanta gente, capace di attaccar bottone anche quando volevo semplicemente starmene tranquillo per fatti miei, mentre ora il dialogo sembra essersi davvero interrotto, e si viene guardati quasi come marziani quando, come me, non si va continuamente in giro con quel dannato cellulare in mano, con quell’aggeggio che sempre meno serve per telefonare...