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Introspezione 28 settembre 2019 · lettura 1 min · 266 letture

A sera il corpo lasso s’abbandona

Rosetta Sacchi 1894 poesie pubblicate
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A sera il corpo lasso s’abbandona le spalle curve, lontano lo schienale, le gambe appese sulla seduta il capo reclinato il mento tra le mani. Dir non sa a fondo della sua fatica, se per l’andirivieni in casa e per le vie o il peregrinare silenzioso della mente sin dal mattino per altri lidi aspri, per altre erte, con quel tarlo che scricchiola, quel moto serpentino l’incalzare del ritmo anche da fermi l’inseguire questo o quel pensiero. La mestizia a sera è come nebbia, opprime cala d’un tratto cancella di luce sprazzi attenua tinte forti e calca sul grigio ardesia o antracite. E ti figuri un polso imprimere tocchi decisi, il pennello che scivola sulla tela e che ripassa perché resti indelebile il giorno andato e che non lascia presagire alcun domani. Ma all’alba del nuovo giorno è nuova vita. Di che forza vive il corpo io dir non so, né di che fandonia. In piedi, vigile, al servizio d’una mente rinvigorita e ferma!
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L'autore
Rosetta Sacchi

"Gabbiani" - Vincenzo Cardarelli - Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. ^^^^^^^^^°

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