A sera il corpo lasso s’abbandona
Rosetta Sacchi
1894 poesie pubblicate
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A sera il corpo lasso s’abbandona
le spalle curve, lontano lo schienale,
le gambe appese sulla seduta
il capo reclinato il mento tra le mani.
Dir non sa a fondo della sua fatica,
se per l’andirivieni in casa e per le vie
o il peregrinare silenzioso della mente
sin dal mattino per altri lidi aspri,
per altre erte, con quel tarlo
che scricchiola, quel moto serpentino
l’incalzare del ritmo anche da fermi
l’inseguire questo o quel pensiero.
La mestizia a sera è come nebbia, opprime
cala d’un tratto cancella di luce sprazzi
attenua tinte forti e calca sul grigio
ardesia o antracite.
E ti figuri un polso imprimere tocchi decisi,
il pennello che scivola sulla tela e che ripassa
perché resti indelebile il giorno andato
e che non lascia presagire alcun domani.
Ma all’alba del nuovo giorno è nuova vita.
Di che forza vive il corpo io dir non so,
né di che fandonia. In piedi, vigile,
al servizio d’una mente rinvigorita e ferma!
©
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L'autore
Rosetta Sacchi
"Gabbiani" - Vincenzo Cardarelli - Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. ^^^^^^^^^°
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