E t’accorgi delle cose sognate
Rosetta Sacchi
1894 poesie pubblicate
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T’accorgi che è vano levarsi di buon mattino
per innaffiare le tenere zolle. Gemme
e verdi germogli sono coronati di spine.
Tra i solchi rifiuti, puzza d’ urina, monnezza.
Confidavi nel soccorso divino
inseguivi un raggio di sole fino al tramonto
attendevi la pioggia sottile o il maestrale
a ripulire le vie dal fruscio secco di foglie
avviate lente al declino.
Speranze cullate nutrite come pargoli al seno.
Ed ore al sonno rubate ed al ristoro
per seguire nel nobile intento un percorso
come fosse una mappa. Un tesoro da offrire
e lasciare a chi ne avrebbe avuto rispetto.
Ma ahimè la lotta ha ragione d’esistere se ne vale la pena.
E d’intorno c’è odor di stantio e sudore rappreso
e nel respiro memoria dell’affanno per l’inutile corsa.
E la morte ovunque ora appare ed ha il vizio
di seviziare vecchie ferite prima del colpo risolutivo.
T’accorgi che il mondo sognato non è che un terreno sconnesso,
di crepe e di sterpi e di cose sepolte di trappole e pietre
e corde tese a sbarrare il cammino.
Oltre il muro un sole che muore.
E una siepe che occlude allo sguardo nuovi orizzonti.
©
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L'autore
Rosetta Sacchi
"Gabbiani" - Vincenzo Cardarelli - Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. ^^^^^^^^^°
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