L’osservazione divina
Giorgia Spurio
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Gli occhi suonano il mare
e nel durante il cielo
consola la grotta e il silenzio
mentre la brezza gioca e si nasconde,
come le sottane sotto le colazioni
all’alba dei figli dei pescatori,
tra il sale e il latte,
tra le parole sarde,
antiche, intonazioni di donne
sibilline tra i monti cavalcano,
amazzoni che sanno coniugare
senza voce il fiore alla neve.
- E tutto si fa torrente che tace,
come quattro putti di ceramica
con i piccoli piedi rotti, immobili,
e tutto guardano... -
La pelle delle rocce come brina
rossa e di ghiaccio, posa il pensiero
di un feto nel tramonto, e dalla cupola
degli scogli al passo dell’infinito
dove puoi immaginare il passaggio delle orche,
dopo i nove tempi della notte,
-nove piogge di cenere,
nove poesie d’amore,
nove no detti al matrimonio,
nove sì scanditi tra i gemiti,
nove movimenti e tamburi dalla terra-
verde e rosa, il sorgere delle dorsali urlerà
- travaglio, morte, doglie, denti, di luce, soffio, soffitti-,
l’alba sarà madre di un nuovo sole.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Francesco Rossi8 ottobre 2019
In questa poesia l’amore per la natura si evince dalle particolarità assai pregiate. si noti quando scrive: la pelle delle rocce, quindi un moto di vita animato essa dona e sorprende la cura estetica della poesia.

