Vidi mia madre
massimo turbi
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Vorrei far conoscere alla casa del silenzio
una nuova creatura primogenita
nata dalla luce della consapevolezza
di chi sia stato da ragazzino
o da adulto o quel che sia
una forza interiore svelata
quando il pianto batteva sulla lingua
più della pioggia scrosciante sui tetti
e d’incanto ritrovarsi tra l’incudine
e il martello sferzante
le lacrime dipingevano il volto
di un bimbo intimidito dalle mancanze
di affetto di mamma
amore era solo un cucciolo senza colpa alcuna
uno scricciolo che non sapeva amare
racchiuso con i pugni chiusi nel suo mondo
viveva distante dalle emozioni
un groviglio di rabbia vestiva
i suoi sguardi intimiditi e inadeguati
la poesia romantica ancora in gestazione
un mondo nuovo all’orizzonte
vide il fanciullino tristemente introverso
lo accarezzò con amore potè consolarlo
con un cuore apice di compassione amorosa
lo abbracciò divenendo tutt’uno con il suo spirito
vide sua madre sull’uscio dell’anima
or non più inquieta e gridò a gran voce
tutto quello non potè dire da viva
ti voglio tanto bene,
mammina cara
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massimo turbi
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