Marlene
Dopo quella svedese, fu Marlene
ad eccitare, dallo schermo, i sensi
di me ragazzo un po’ più grande, quando
determinatamente s’affacciava,
con vigore maggiore, l’esigenza
di un godimento un poco più carnale.
L’algida lontananza della Greta
restava, però alquanto stemperandosi,
riscaldandosi in quel tedesco corpo
che induceva in più ardenti tentazioni.
Presente alla memoria più di altre
è la scena in cui il vecchio professore
cancella il suo bel mondo, e la sua testa,
vedendo quelle gambe un po’ scoperte
e di far perder senno ben capaci.
E la sua voce roca, portatrice,
anche quando canzoni interpretava,
delle varie esperienze dell’amore,
e del vizio, del calcolo e del fascino,
accarezzava quei miei orecchi ancora
bisognosi di essere colmati.
Dopo Greta, Marlene disegnò
l’ideale di donna che io a lungo
ricercai nelle strade, dentro i treni,
alle stazioni d’autobus, poi in aule
di un istituto universitario,
talvolta avvicinandolo, pur se
non uguale allo stampo originale.
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L'autore
Antonio Terracciano
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Alla grande proff. Saluto. (Francesco Rossi)
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