Canto sommesso
Daniela Dessì
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Seduto sulla mia terra piangente
vedo un popolo stanco
lungo la riva lontana bagnata dal mare.
Genti straniere al passaggio vibrante
di calpestii battenti sulla sabbia,
richiama il colore di patrio fazzoletto
spartito da frangenti onde.
Natie sponde dividono i cuori induriti
dai solchi di zolfo che impolverano scheletri di edifici
caduti al suolo.
I vecchi hanno le mani annerite e il cuore rotto dal silenzio,
quando ricordano il fumo di polvere che tocca il cielo e spazza via le nuvole.
I giovani camminano su fili attorcigliati a maglie di lana,
cucite da madri che cullano il sogno di vederli crescere,
al seno che ancor li allatta,
prosciugato.
Vampe di fuoco inceneriscono l’arsura di spoglie e deserte zolle di campi
dove non cresce speranza,
il verde lentisco ricaccia le foglie e i semi non germogliano,
putrefatti.
Non canta l’usignolo,
l’aquila sgomenta non trova approdo.
Solo il grido rapace urla il dolore
di sofferta fame,
misero artiglio che stringe il vuoto
sopra lo sterminato orizzonte.
©
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
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