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Introspezione 22 febbraio 2020 · lettura 1 min · 1319 letture

Acustica

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Noi che scriviamo le poesie sovente siamo muniti di un particolare udito, che cattura gli ultrasuoni e le basse frequenze, mentre scarsi siamo nei suoni che ben sanno farsi ascoltare dai numerosi cloni della banalità: a criticare si mette il nostro udito tanta gente.
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"Banalità" non è una parola offensiva, tutt’altro: ha una nobile origine, viene dal francone "ban", "bando (di un signore feudale) ", e quindi è sinonimo di "convenzionalità"; siamo noi poeti (o almeno una buona parte di noi) ad avere difficoltà a vivere secondo le norme condivise dalla maggioranza delle persone, siamo noi ad essere "malati", a comprendere quasi sempre soltanto ciò che c’è al di là o al di qua di quelle norme maggioritarie...

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (3)

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carla vercelli22 febbraio 2020

Ci sono tre cose che rendono una poesia non tale: la mancanza di metafore, la valenza eticomorale, l’ipersoggettività dolorosa. Se faccio poesia con figure retoriche, con un giusto equilibrio fra soggettività e oggettività e soprattutto con autoironia non si rischia di essere banalmente convenzionali, bensì si sfiora l’originalità. Credo che i poeti oggi debbano essere innanzitutto autoironici; il poeta troppo sensibile, al limite della malattia mentale e fisica è un cliché ormai superato forse tutto italo- francese che non esiste per esempio nei paesi anglosassoni. Un premio nobile come la Szymborska, polacca, e l’enorme successo di pubblico delle sue poesie, dimostra che aveva orecchi sia per gli ultrasuoni che per i suoni udibili da tutti

Francesco Rossi22 febbraio 2020

Io a differenza di Carla non esprimo giudizi su quello a cui uno attinge come forma x scrivere poesia. L’udito è alla pari di una spiccata sensibilità che si coglie attraverso le letture e in questo caso attraverso la lettura, trasmettere sensazioni a tutto tono è sempre positivo. Poi ovvio, che ogni persona che pubblica ha i suoi limiti come i suoi pregi. La mia visione non è settaria ma, plurale.

Danilo Tropeano22 febbraio 2020

Sposo umilmente entrambi i pensieri magistralmente espressi dai due esimi Autori (Da cui non finirò mai d’apprendere) che mi precedono e, se concesso, aggiungo solamente che se una poesia dentro si scriverà giungerà, emozionando in primis la propria anima, in luoghi remoti a noi sconosciuti forse per sempre, nel cuore e la mente di chi la leggerà. Apprezzatissima poesia.