Se non un sogno
Giorgia Spurio
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Mi parlavi come l’oscurità madre
culla i suoi piccoli deformi neonati
partoriti tra le gambe del buio e le sue mandibole storte.
Mi parlavi come il velo opaco di una carezza
gelida e – paralisi – le sculture d’alberi
si muovevano senza cedere
al vento che strozzava le auto in corsa.
Mi dicevi cose che rimangono tra memorie lontane
come traumi cranici al sole, dove un bimbo ride
- non sta bene e tu lo sai -.
Mi parlavi come l’agonia della pazzia, come il torso
che si torce bianco sulla moquette logora di un appartamento
che ha visto e ha sentito, non ha parole scritte
se non buchi di sigaretta.
Mi parlavi con i denti stretti della sconfitta e della vittoria
come un’ossessione cerebrale, come una ribellione di sinapsi
che si illuminano e si spengono, all’impulso primo
del no e dell’omicidio, della serenità e del suicidio,
sconnessi momenti di apatia e di rabbia,
in una psicosi di fobie che strangolano gli offesi.
Mi dicevi delle paranoie che baciano le donne,
e dei momenti solitari di uomini in cerca d’amore,
momenti che hanno il gusto di una inquietudine
che sale, triste allucinazione di un amore sognato.
Cos’era? Mi dicevi
se non un sogno...
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L'autore
Giorgia Spurio
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto particolare, affascinante, incisiva... Bella! (carla vercelli)
Commenti (1)
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Francesco Rossi28 febbraio 2020
Provo a dare la mia chiave di lettura: un porsi in ascolto del vissuto attraverso le note cocenti del dolore, della solitudine, della pazzia, un mettersi in ascolto e trarne il valore aggiunto del sognare come dinamica non disgiunta molto spesso dalla triste realtà.

