Da quel mare mi fuga un ecomostro

Restò a lungo inviolato:
cielo, mare, e l’arenile sotto al sole,
rare case lì all’incrocio
poi vi giunse un buon ristoro
con tabacchi e libagioni
sulla riva con le sdraio
e pimizie: docce e bagni,
sufficiente, anzi, adeguato
ma era solo il primo assaggio ...
Misto a tanti sacrifici
stratagemma era consueto:
di Pilato l’occhio assente,
che ancor spesso si compiace,
in crescendo, ancor più grande
nel complesso a buon mercato,
sempre avanti e a dismisura ...
fino a quel palazzo orrendo!
Lui fu in gamba, ed il destino
certo, un po’ ha collaborato ...
Ma acciderba, questo è un male:
Da dovunque alcuno spunti,
ora più non vede il mare!
Or ti prego, caro amico, cuore in mano:
“Con quel mostro di cemento
procurasti a tutti un danno! ...
Però tu da buon cristiano, adesso, senti,
ti correggi ov’è sbagliato! ...
Ti scongiuro,
puoi redimerti vivendo e, se credente,
quando muori in paradiso di sicuro andrai filato.
Poi sappiamo questi beni che, accidenti! ...
non le porti in cimitero!
Mecenate, al cuore grande!
E noi pur riconoscenti
agli eredi tuoi parenti
Sempre grati!
🌐
Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.
p
Tutte le opere →
L'autore
pompeo conte
Diploma "TIM e vari altri di natura professionale, ma la passione più profonda è verso le materie letterarie, che lo fanno sentire un eterno studente. Conoscenza di diverse lingue straniere, con permanenze all’estero. Ogni risultato nella vita è sempre giunto con un certo ritardo, ma va bene anche così. Pensionato, ris
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!