Non indugiare
Daniela Dessì
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Soli in una barca, remiamo stretti,
pescatori senza reti,
all’alba di sole che si eclissa.
Discepoli, impauriti travolti dalla burrasca,
stringono il legno spezzato dall’ululo del vento.
Un fulmine dissacra il cielo furibondo,
scaglie roventi scintillanti in mezzo al silenzio pesto.
Traballando nell’onde, affonda il raggio del mattino,
e oscuro diventa il pallido viso
dei sperduti cuori sballottati lontano dalla riva,
in mezzo al diluvio.
Ombreggia l’ora nel tardo sostare d’uomini sfiduciati,
mentre il grembo gonfio gorgoglia affamato.
La calma taciturna diventa pioggia dolente,
infradicia i solitari avventurieri presti al lavoro.
Aggrappati alle stelle, indugiano, caduti nelle maglie sottili
del tempo incerto.
Alla luna donano lo sguardo,
perché vegli da lassù,
posando sugli occhi spossati
un fascio di luce.
©
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
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