Ostaggi
Forse siamo ostaggio del tempo,
come collocati dalla nascita in un campo,
liberi di scegliere nello spazio circolare una direzione,
di inseguire e di ricordare l’avvicendarsi di un’emozione.
Ma come un fiore che ha il destino segnato,
siamo spesso il risultato di un desiderio inappagato,
impreparati nel percorso prescelto della vita,
improvvisati nel giocarne ogni giorno la partita.
Capita così di ingabbiarci e di nasconderci,
con fare circospetto di confonderci
tra giochi, sensazioni e rumori di frastuono,
ciascuno nella propria epica del quotidiano.
E scorre il tempo al ritmo musicale di un brano,
paiono le note come farci da guardiano,
lente nelle interminabili attese
ma veloci nel susseguirsi del mese.
È un tempo necessario a ricordarci
che forse non è sua intenzione ostacolarci
perché è sufficiente dell’uomo l’ingratitudine
a renderlo irrimediabilmente ostaggio della solitudine.
©
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