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Riflessioni 17 aprile 2020 · lettura 1 min · 1229 letture

Nocività dei rimari

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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La rima non arriva, alcune volte, ed allora conviene rinunciare ad essa, e a poesia delle altre svolte dare, per farla crescere, avanzare. Le rime sono come dei gioielli d’affascinanti donne assai esigenti: se non sono adeguati, alquanto belli, restarne preferiscono esse esenti. Buttare si dovrebbero i rimari, che spingono i poeti a ricercare rime per versi d’ogni sorta, vari, ma che solo illusioni sanno dare. La rima buona sgorga dal cervello, che si mette in contatto col divino in un momento unico, suggello di un pensiero ispirato e sopraffino. Leggere una poesia con le forzate rime è incontrare donna assai elegante, ma con le scarpe che sono spaiate, vittima dello scherno sull’istante!
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Ora forse i rimari non si usano più, ma questa poesia è nata tempo fa sfogliando un mio vecchio vocabolario del dialetto napoletano (di Antonio Salzano, "Edizioni del Giglio", Napoli, 1989) che, in appendice, riporta un rimario dialettale di ben 55 pagine... P . S . Una mia collega, una volta, arrivò davvero a scuola con le scarpe spaiate!

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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