Mancarsi
Sentirsi lontani ma non distanti
oppure assai vicini benché assenti,
è il preludio per mentali creazioni
che inseguono e poi rifuggono sogni ed illusioni.
E c’è un verbo che sintetizza il desiderio,
il bisogno riflessivo e cauto di un sentiero,
che permea costantemente quel fervore morale,
perché capace di infondere linfa vitale.
È il verbo mancarsi
che riflette l’incessante cercarsi
come un modo per sentirsi vicini nella distanza
o solo per volersi malgrado ogni assenza.
Mancarsi è tendere verso l’altro nell’attesa,
scegliendo di abbattere ogni muro di difesa
perché lo spazio che separa nell’ardore
è distante un solo millimetro dal cuore.
Mancarsi nell’accezione più impietosa
è come un indugiare indefinito su qualcosa,
come quell’abbraccio solo immaginato
o quel bacio in sospeso e rinviato.
Mancarsi è una carezza che sa attendere,
un calore imbelle da difendere,
rincorre quella duttile alternanza
di emotività, dolore e persistenza.
In una miriade di incertezze,
di scaglie luminose tutte in ciel disperse,
mancarsi in due accoglie e poi suffraga
quella sensazione di appartenenza che propaga.
È chiedersi come eravamo prima di conoscerci,
è la promessa indelebile di rincontraci,
prepotente mordente di compattezza
ed efficace sensazione di piacevolezza!
©
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