Quell’abitudine di sparlare

In quel secondo
dopoguerra, la miseria era tanta;
fu quel esaltante modello fordismo,
che accompagnò tanto il capitalismo;
uno dei più cardini, in quel famoso
e portentoso sviluppo di quegli
anni.
Si rilevò utile per
esaltare i modi di come sono state
costruite, quelle comunità che si sono
tanto evolute; l’analisi delle dinamiche
del potere locale, visto anche attraverso
la chiave di lettura della sociologia
del potere.
Quei luoghi sono
diventati spazi d’intervento di quel
vero sviluppo, moltissimi dal sud hanno
trovato ed usufruito al nord di tutto questo;
da quelle loro idee c’era ben poca crisi di
coscienza, ora sferrano alla Chiesa la
maldicenza.
In quel immediato
dopoguerra, una grande fioritura di
esperienze di cattolici complementari
si presenta; la chiesa è presente con i
suoi tanti uomini e donne, dal politico
al sindacalista a gestire e lavorare da
cristiani nelle fabbriche.
Quella abitudine di
sparlare sempre degli altri è diffusa,
è diventata la primissima malattia della
Chiesa, sono le tante maldicenze nostre
con quel tanto chiacchiericcio di rapaci,
che fanno lacrimare gli occhi di nostra
Madre!
Recuperare il vero
senso della fraternità che è cosa molto
spirituale, esaltandolo come il giorno con
il Signore; un sano pensiero è rivolto alla
Santa Curia, quel sano principio che deve
esserci nella Chiesa con tanto rispetto
nella fede Cristiana.
La vergine Madre è
custode del mistero di Cristo, il Santo
Padre ha reagito tutto di scatto; è sempre
un uomo, che non gli funzionò il freno; Lui è
venuto fuori in alquanto natural sanguigno,
l’eresia è infelice non gli può appartenere è
il nostro orgoglio.
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