Ma cosa scrivi, poetucolo!

Attento ti concentri su quel foglio,
sul crin da musa ti ritieni baciato,
seguendo l’estro esprimi in gergo altero,
ti illudi che sia immenso il tuo creato.
Sul bianco il nero metti a discrezione,
ti complimenti nel saper giostrare.
Pensier vergando al ciel supremo esulti,
ravvisi in versi tuoi già un te immortale! ...
E vedi Olimpo un palmo a te distante
tracciato singolare, in pietre aguzze
che tu soltanto riesci a superare ...
ma quanto scrivi è solo a te geniale:
In far pomposo e nel contempo scarso,
esprimi a modo tuo originale,
concetti a lungo triti e macinati
pensieri noti a tutti, anzi scontati,
e non ti avvedi quanto son banali
ma vedi grande, eccelso il tuo foggiare ...
Quanto tu scrivi è dozzinale e frusto,
non denso, manca il sunto, e anche sballato!
Già quelli, tanti, torser con profitto,
e con onore alcun, pur sito in alto.
Tu, pei tuoi sforzi, almen non ti atteggiare:
“Discreto, e a giudicar pervengan dotti!...”
Quel far pomposo a circondare un vuoto
pensier mieloso, scarso e ingarbugliato ...
Sconclusionati son strutture e versi:
Dovresti prima leggere e imparare!...
Sai non è un gioco il concepir discorsi,
ben scriver poi, davver richiede un’arte,
ma il tuo pensiero è mal esposto e scarso:
ci vuol cultura per comunicare! ...
Per tuo piacere ancor puoi produr versi ...
“ Ma senza quella boria da esaltato!”
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L'autore
pompeo conte
Diploma "TIM e vari altri di natura professionale, ma la passione più profonda è verso le materie letterarie, che lo fanno sentire un eterno studente. Conoscenza di diverse lingue straniere, con permanenze all’estero. Ogni risultato nella vita è sempre giunto con un certo ritardo, ma va bene anche così. Pensionato, ris
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Una bella autolezione di umiltà. (Antonio Terracciano)
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