Lu duluri di l’anima
Sono nato il 15 giugno 1971 a Saronno in provincia di Varese e dall’età di 13 anni vivo a Caltagirone in provincia di Catania. Sono educatore presso una comunità di minori da ventisei anni e amo il mio lavoro. Ho due figli che adoro. Amo la quiete ed il silenzio. Scrivere mi aiuta a sentirmi meglio quando la tristezz
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
L’ho trovata anche divertente nell’esposizione 👍 (Alessandro Sermenghi)
Bellissima! Complimenti 👍 (Alessandro Sermenghi)
Un abbraccio e speciale Giacomo. (Vivì)
Bella, suggestiva, emozionante. Bravo Poeta. (Sara Acireale)
Sempre bello leggerti, buona settimana (Silvia De Angelis)
Un caro abbraccio Giacomo! (Marinella Fois)
Bei versi in vernacolo, bravo! (Franca Mugittu)
Commenti (6)
Questo stupendo verseggiare dialettale, nell’impostazione, nella cadenza, nel dialogo fa di questa poesia molto originale sull’argomento "pazienza" una definizione di sopportazione estesa ai più ampi spazi e limiti. Si rileva dal finale, la voglia di comprendere come si possa mantenere la propria fermezza ad un livello inamovibile. L’estremo... è ancora da scrivere, ma sottinteso😃.
Coinvolgente ed emozionante. Si percepisce tutta l’amarezza covata a lungo e sfociata in questo sfogo poetico. Le strofe in vernacolo offrono un cadenzato musicale e sottolineato da quel dialetto caldo e dolce che è il siciliano. Una lirica introspettiva che ho molto apprezzato.
"La vita quando scappa non si può fermare" e bisogna trovare un rimedio per fermare quest’onda malvagia che si avvicina, che fa stare male, che toglie il respiro. "Sei tu il vero dolore" Penso che il migliore rimedio sia quello di allontanarsi velocemente dal male per non restare coinvolti. Leggendo questa poesia percepisco il dolore e l’amarezza del Poeta. Il nostro dialetto siciliano riesce a dare un tocco poetico in più ai versi.
Il dolore dell’anima... quello più profondo, e pungente, che rovina i momenti della nostra vita, e dal quale cerchiamo di fuggire con tutte le nostre forze, per proseguire il percorso molto spesso complesso. Un vernacolo accorato e convincente, nei suoi versi notevoli che ho molto apprezzato.
I dolori dell’anima sono i più forti, quelli che teniamo nascosti, perché non c’è medicina che può lenire, questo lo descrive bene l’autore, serve gridare, piangere? Scrivere, buttare fuori è liberatorio, ma, poi ci vuole la forza per continuare a vivere. Complimenti, molto apprezzata. Un caro saluto Giacomo
Leggere le tue poesie in vernacolo, per quanto difficoltoso in alcuni versi, sento una carezza all’anima che si dispiace per il dolore tuo. Non serve gridare, reagisci mio caro poeta, la vita è bella in tutte le sue sfaccettature.






