Spira il libeccio
Si rincorrono rumori,
ridondanti e ritmati,
risuonano nella mente che paion avvitatori,
mescolando pensieri anch’essi stropicciati.
E spira il libeccio senza arrancare
risucchiando il mare al mare,
le onde alle onde,
lasciando tracce di sé fra le fronde.
E soffia insistente un calore africano
al largo nel mare ti trascina lontano
ma anche a riva lo senti di carezze intrise,
sollevare la sabbia con folate improvvise.
Lungo il cammino asciuga ogni sguardo,
seccar rami e foglie rappresenta un traguardo,
roteando solleva ogni cosa per poi rigettarla
sospesa nel vuoto ad aleggiar come paglia.
Si origina lontano nella estiva stagione
e percorre depressioni in accelerazione,
lambisce le coste e induce a sperare
che possa al più presto svanire e cessare.
È un vento, il garbino, sotto un cielo cocente
che perturba e disturba anche una mente avvincente
tanto è spietato nel suo lungo soffiare
e nella rosa dei venti indicato come brezza a spirale.
©
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Like Complimenti. (Francesco Rossi)
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