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Dialettali 15 settembre 2020 · lettura 2 min · 1332 letture

Un novu cocu mParadisu

Michelangelo La Rocca 413 poesie pubblicate
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Lassò la terra me cognatu Saru, l’angili ncelu l’accumpagnaru. Ncontrò San Petru e ci vosi spiari comu si facia pi mangiari. S’astuto’lu so sorrisu quannu ci dissi ca non si mangiava mparadisu. Siccomu lu vitti siddriatu subitu parlò cu l’atri Santi e tempu d ‘un nenti graprì un ristoranti. Saru, nominatu capu cocu, fici mpazziri a tutti a pocu a pocu. Pasta a fornu, beddri risotti spirciaru lu pitittu puri a li morti. San Petru ci fici li cumplimenti e tutti li Santi mangiaru cuntenti! Un nuovo cuoco in Paradiso Lasciò la terra mio cognato Saro, gli angeli in cielo l’hanno accompagnato. Incontrò San Pietro e ha voluto chiedergli come si mangiava in Paradiso. E gli ha spento il sorriso quando gli disse che non si mangiava in Paradiso. Siccome l’ha visto scontento parlò con gli altri Santi e tempo di un niente aprì un ristorante. Saro, nominato capo cuoco, ha fatto impazzire tutti a poco a poco La pasta a forno, e dei bei risotti svegliarono l’appetito anche ai morti. San Pietro gli ha fatto i complimenti e tutti i Santi mangiarono contenti!
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Quando un parente ci lascia cerchiamo di continuare il dialogo con loro anche dopo la morte, oltre il tempo e lo spazio. E così ho immaginato che mio cognato, lasciandoci, poiché aveva in terra la passione della cucina, continui la sua attività in Paradiso deliziano anche i Santi con le sue prelibatezze culinarie.25 dicembre 2020
L'autore
Michelangelo La Rocca

Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel ‘74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitrè ho iniz

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Commenti (4)

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Sara Acireale15 settembre 2020

La dipartita del cognato che va in Paradiso e rappresentata dal Poeta come se fosse qualcosa di terreno. Il cognato Saro amava le delizie del palato ma in "paradiso non si mangia" così asserisce San Pietro. Saro non si perde d’animo e (poiché sa cucinare molto bene) vuole sfruttare le sue capacità culinarie. Apre un ristorante e prepara per tutti dei manicaretti molto golosi. È bravo l’autore che, con la sua sottile ironia (ma con molta delicatezza) ci delizia con questi versi in vernacolo scaturiti dalla sua fervida fantasia.

Adriana Bellanca15 settembre 2020

Tenerissima testimonianza d’affetto che viene espressa con la lingua che accomuna la famiglia. Bellissima

Alberto De Matteis16 settembre 2020

Con questi versi in "lingua siciliana", spigliati e scorrevoli, il poeta Michelangelo La Rocca dimostra ancora una volta creatività, fantasia e bravura. La scena si svolge in Paradiso, dove da poco è arrivato il cognato Saro il quale, avendo saputo che lì non si mangia, briga per l’apertura d’un ristorante; qui, novello cuoco, esterna la sua fantasia con piatti prelibati che deliziano non solo il suo palato, ma anche quello di tutti gli altri, compreso S. Pietro. Una deliziosa favola per grandi e piccini, ricca di significato e di morale importante: laddove c’è buona volontà ed impegno tutto è possibile. Una persona indigente, povera ma volenterosa, può diventare un valido aiuto e sostegno per sè e per gli altri. E Saru docet.

Vivì17 settembre 2020

Surreale e divertente. Bello immaginare una dimensione parallela a questa, oltre la morte. Dolce e confortante, quando si perde una persona cara, e l’autore, mettendo in risalto una caratteristica del parente perduto, ha voluto arricchire il suo sogno con spirito e un pizzico di satira. Complimenti. In questo modo, sono certa che il caro estinto, non lascerà mai il cuore e la mente dell’autore.