Un novu cocu mParadisu

Sono nato a Raffadali (AG) il 4/5/56 e nel ‘74 ho conseguito la maturità classica presso il liceo Empedocle di Agrigento. Appena diciottenne mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo presso la quale mi sono laureato nel 1978. Ho subito vinto il concorso per Segretari Comunali ed a soli ventitrè ho iniz
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Sei Michelangelo (Sara Acireale)
Bellisima poesia (Sara Acireale)
Bella ed apprezzata. Buona serata sf (Alberto De Matteis)
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La dipartita del cognato che va in Paradiso e rappresentata dal Poeta come se fosse qualcosa di terreno. Il cognato Saro amava le delizie del palato ma in "paradiso non si mangia" così asserisce San Pietro. Saro non si perde d’animo e (poiché sa cucinare molto bene) vuole sfruttare le sue capacità culinarie. Apre un ristorante e prepara per tutti dei manicaretti molto golosi. È bravo l’autore che, con la sua sottile ironia (ma con molta delicatezza) ci delizia con questi versi in vernacolo scaturiti dalla sua fervida fantasia.
Tenerissima testimonianza d’affetto che viene espressa con la lingua che accomuna la famiglia. Bellissima
Con questi versi in "lingua siciliana", spigliati e scorrevoli, il poeta Michelangelo La Rocca dimostra ancora una volta creatività, fantasia e bravura. La scena si svolge in Paradiso, dove da poco è arrivato il cognato Saro il quale, avendo saputo che lì non si mangia, briga per l’apertura d’un ristorante; qui, novello cuoco, esterna la sua fantasia con piatti prelibati che deliziano non solo il suo palato, ma anche quello di tutti gli altri, compreso S. Pietro. Una deliziosa favola per grandi e piccini, ricca di significato e di morale importante: laddove c’è buona volontà ed impegno tutto è possibile. Una persona indigente, povera ma volenterosa, può diventare un valido aiuto e sostegno per sè e per gli altri. E Saru docet.
Surreale e divertente. Bello immaginare una dimensione parallela a questa, oltre la morte. Dolce e confortante, quando si perde una persona cara, e l’autore, mettendo in risalto una caratteristica del parente perduto, ha voluto arricchire il suo sogno con spirito e un pizzico di satira. Complimenti. In questo modo, sono certa che il caro estinto, non lascerà mai il cuore e la mente dell’autore.




