Il dito meccanico
Giorgia Spurio
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Vento e parole,
lettere e pioggia,
terra e fango,
canti e silenzi,
danzano nell’autunno
l’abbraccio di una stoffa
stracciata, foglia
volata, via, stanca,
figlia vagabonda, cane
che ringhia alla mano
del pane, e
parole e vento,
pioggia e lettere,
fango e terra,
silenzi e canti,
tra i veli di madre nebbia
della titana guardiana,
lungo gli oceani
gridano i cetacei, balene
incinte, e aurore
verdi sovrastano i sogni,
il cielo che si crepa
lungo le grigie non- vedenti
desolate autostrade, e
vento e pioggia,
parole e lettere
nel fango la terra
porta le nostre mani
alla bocca, genitrice
che bacia alle dita
dei neonati, circuiti
bianchi di fili elettrici
robot che toccano la prima
pelle, e piangono senza lacrimare,
e si straziano, senza smorfie, e
il walzer che diventa tango
di nomi e di vuoti,
di amori senza rossori,
di dichiarazioni lasciate a metà,
di affetti e metamorfosi,
di padroni trasformati in cervi,
antipatie proibite dalle intimità,
si spezza il bosco, a fuoco
si incendia la mente, a fuoco
scappano dai nidi i picchi rossi
lontani dalla testa, lontani
verso i papaveri della misericordia,
verso la pace, e i robot si alzano in piedi
un dito meccanico, che punta
al deserto.
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Giorgia Spurio
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