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Fantasia 18 gennaio 2021 · lettura 3 min · 625 letture

Una settantenne nuda sul divano

claudio coppini 284 poesie pubblicate
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Ho fatto un sogno strano, una donna, avrà avuto settant’anni, era distesa, nuda, sul divano. Non si sa come ci fosse finita, ma dava l’impressione di sentirsi a suo agio e dormiva beata. Nell’avvicinarmi inavvertitamente inciampai in una delle due poltroncine di fronte al divano e la svegliai. Noncurante della sua nudità e di trovarsi sul mio divano, fu lei a chiedermi, cosa ci facessi lì. Le dissi che era casa mia. Mi sorrise, quasi volesse ringraziare per l’ospitalità. Si girò a pancia in giù e riprese a sognare. A quel punto, mi sedetti sulla poltroncina e presi a osservarla con cura. Nonostante gli anni manteneva un corpo invidiabile, la schiena era liscia, odorosa, due rughe particolari scendevano dalle scapole incuneandosi tra le nervature della pelle per finire a ridosso delle natiche. Quest’ultime apparivano come due colline ancora sode. Più la osservavo, più sentivo crescere una curiosità istintiva. Forse catturato proprio da quelle due rughe, ammiccanti, eccitanti, che si raccontavano da sole. Mi feci più intraprendente. Il sogno ora si faceva vivo di dettagli. Il suo respiro, come canto delle sirene rimbalzava sul cuscino e mi raggiungeva inesorabile. Invito benigno, profumato d’eros, mi invitavava ad accomodarmi, a onorare il suo corpo nudo. Come si può rifiutare una tavola apparecchiata per te. Mi avvicinai e lentamente cominciai ad assaggiarla a piccoli morsi. Ebbe così inizio al tempo delle mie labbra, il risveglio di quel corpo sul divano. La lingua ora lieve, ora penetrante roteava su quell’erba bassa ancora viva, ammorbidiva le durezze e liberava la passione. Le rughe inumidite si aprivano senza arrossire. Una, dieci, cento carezze risvegliavano i sensi solo sopiti. Il corpo ora risponde al richiamo. Mi ritrovai in ginocchio in mezzo alle sue cosce come se pregassi. E forse pregavo. Lacrime dense, le mie, come se conoscessero il terreno, rigavano la schiena della donna fino a scomparire tra le pieghe dei fianchi... Vivere il brivido d’amore imprevedibile, la metamorfosi che muta il dolore in danza la danza in canto il canto in grido. Che sale, sale, sale... partorisce orgasmi di gioia e piacere nella primizia del mattino. Fu allora, che mi destai. Ero solo, disteso sul divano, con la sensazione strana d’ aver vissuto un sogno.
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Una composizione ben riuscita Complimenti. (Francesco Rossi)

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