Il sonno di Primavera
Giorgia Spurio
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Lucciole di ghiaccio
danzano –senza ali,
senza luce –
l’Inverno, premuroso
lascia le mani sugli alberi,
per proteggere figlie e figli
dal freddo del suo cuore.
E dietro le nubi,
le guarda crescere,
figlie di un presente
che immobilizza,
che nasconde,
che annega.
Lucciole di ghiaccio
cantano – senza musica,
senza voci, spiriti
che passeggiano per i boschi –
l’Inverno, premuroso
le segue dai rami nudi
con gli occhi delle volpi
tra le nevi.
E dietro il vento, dietro la sua casa
di aria e tegole di stalattiti,
la riconosce, la sua amata,
che silenziosa si sveglierà
tra i primi boccioli di marzo,
e l’Inverno l’ammira,
come i daini fermi tra i tramonti
delle foreste, come l’alce
che in silenzio l’ascolta,
il sonno della sua prima moglie,
unica adorata ragazzina
che lo catturò con il tintinnio di un riso,
perso tra le sue lentiggini e i suoi sorrisi.
La guarda, addormentata madre,
ricordando dietro alle sue palpebre
gli occhi verdi come le foglie, viola come i fiori
e rossi come i papaveri in fiore, e celesti
come le nuvole di aprile.
L’Inverno la bacia, in segreto
con i suoi cristalli di neve,
posa leggero le labbra
sulla rosea fronte di lei.
Saranno lunghi i mesi,
l’attesa per un solo giorno,
quando lui se ne andrà
e lascerà sbocciare le sue ninfee,
l’attesa di lei che aprirà gli occhi,
di lei che sbadigliando giocosa
gli sorriderà,
così tra il tintinnio del sorriso
e le lentiggini di lei,
l’Inverno le bacerà disperato le labbra rosse
prima di svanire e fingere di morire.
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L'autore
Giorgia Spurio
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