Abbraccio bipolare
claudio coppini
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Come Ulisse,
era sopravvissuto
in qualche modo
ai suoi cinquant’anni.
Ferito, depresso
non trovava riposo.
I venti burrascosi
usciti dall’otre
continiuavano a sbatterlo
di qua e di là.
Poi riconobbe
forte e chiaro
il suo nome invocato
in un grido.
Davanti a quel corpo,
a quell’anima,
si sciolse.
E tutto si mischiò.
Diversamente da Penelope
tessevi la tua tela di notte,
che disfacevi di giorno.
Vissero insieme
senza essere insieme,
In un tempo senza tempo
fatto di giornate altalenanti,
circondati da trappole invisibili
Con i piedi saldi
sulle sabbie mobili.
Un tempo crudele
che alla fine, asciugò
fino all’ultima goccia
di quell’amore cieco,
assurdo, irragionevole.
Il nodo si ruppe.
La corda stretta
intorno al collo,
cadde.
Malgrado i segni,
tornò a respirare,
a camminare i suoi passi.
A sentirsi vivo.
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claudio coppini
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