Suona ancora la nostra canzone
massimo turbi
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la rugiada lambiva il ciglio della strada
coperta dalle fronde ombrose
lasciando sempre qualcosa di sé
tappeti di foglie ingiallite
che cantavano al mio passaggio
l’aria tersa dietro alle nuvole grigie
m’ inseguiva a piedi nudi
distratto come ero a scacciar via
la malinconia che mi accompagnava
nei frangenti di meriggi invernali
non vi era nessuno nella campagna
disadorna di coccole amare
anche se tra i cespugli verderame
s’ intravedeva la mia luna giocherellona
come una lucertolina dispettosa
ed un fascio di luce bucava i cipressi
alti intirizziti dal freddo pungente
riscaldando il cuore un po infreddolito
dalla mancanza delle sue labbra
carnose intrecciate alle mie
alzeró il bavero del cachemire nero
e spettinato un po’ dalla brezza di oriente
danzeró sulle note dei gabbiani
che strilleranno vicino ai miei sguardi gioiosi
librandomi con loro se mi vorranno
almeno questa volta ancora
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massimo turbi
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