Amara gioventù
Daniela Dessì
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Osservo da un punto stabile, su ferme convinzioni,
una folta schiera vivace,
volta alla trasgressione, a volte fin troppo dissoluta.
Mostra artigli lucenti e pennute ali spianate al vento,
per sollevarsi dalla polvere, dal monotonia del calmo passeggio
sulla riva di sogni abbattuti prima della tempesta.
Uno stuolo di piccoli uomini scalmanati,
per la frenesia del tempo, corre senza meta,
si muove incerto, tra un salto e il vuoto che disattende il passo,
quando si perde in fumi di mezze parole,
le mani in tasca,
col fare presuntuoso.
Additano i grandi maestri, i pensanti filosofi del dotto sapere;
occultano il mal di vivere, voltando le spalle al credo
mai professato di una croce che pende al rovescio.
La pelle offesa da scottanti segni del passato,
malauguranti bestemmie ridondano come voti e promesse
al peggior diavolo.
Dove vanno i giovani legati alle catene del baldo condottiero di false speranze?
Si fermano al bivio di perdizioni e disperano appresso agli animi più accesi,
sputando in faccia al prossimo, maledicendo il buon samaritano.
Vedono e non odono, sentenziano e non perdonano...
cercano l’assoluzione, ma dimenticano il padre e la madre,
fermi in preghiera,
accanto a un’immagine lontana,
di chi non riconoscono.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
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