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Introspezione 28 giugno 2021 · lettura 1 min · 1220 letture

Radici

Duilio Martino 581 poesie pubblicate
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Quando si è privi di profonde radici si fa fatica a vivere: penso sia come non avere l’etere o il suolo o il mare o l’astro... credo sia come non avere l’anima un punto fermo o un porto un camposanto dove poter piangere e quando è sera un Dio un caldo nido e i ricordi tra i denti un’amante che aspetta la vecchia quercia e i picchi e il fresco rio. Io non saprei campare di superfluo di certe cose vive che inaspriscono il sangue di seggi ed agi che col tempo sfuggono. La propria storia è una pietra angolare che sorregge il futuro. Forse per questo del borgo ho bisogno la sua quiete è una cura. Uno scarto di ieri sarebbe la rinuncia a un buon domani un guazzare nel buio mantenendomi a galla un mesto consumarmi e senza meta ubrïaco del nulla e un sacco di miseria sulle spalle.
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Commenti (1)

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Antonio Terracciano28 giugno 2021

Si potrebbe obiettare che un uomo non è un albero, e che le sue radici, i piedi, sono continuamente in movimento. Ma indubbiamente, quando si muovono, quei piedi trasportano sempre il luogo che li ha visti nascere o, forse meglio, che li ha visti pian piano svilupparsi. Che sia un piccolo borgo, un quartiere di una cittadina o anche un apparentemente anonimo angolo di una metropoli, il posto nel quale abbiamo trascorso la nostra infanzia ci forgia e ci segna per tutta la vita.