Radici
Duilio Martino
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Quando si è privi di profonde radici
si fa fatica a vivere:
penso sia come non avere l’etere
o il suolo o il mare o l’astro...
credo sia come non avere l’anima
un punto fermo o un porto
un camposanto dove poter piangere
e quando è sera un Dio
un caldo nido e i ricordi tra i denti
un’amante che aspetta
la vecchia quercia e i picchi e il fresco rio.
Io non saprei campare di superfluo
di certe cose vive
che inaspriscono il sangue
di seggi ed agi che col tempo sfuggono.
La propria storia è una pietra angolare
che sorregge il futuro.
Forse per questo del borgo ho bisogno
la sua quiete è una cura.
Uno scarto di ieri
sarebbe la rinuncia a un buon domani
un guazzare nel buio
mantenendomi a galla
un mesto consumarmi e senza meta
ubrïaco del nulla
e un sacco di miseria sulle spalle.
©
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L'autore
Duilio Martino
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Commenti (1)
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A
Antonio Terracciano28 giugno 2021
Si potrebbe obiettare che un uomo non è un albero, e che le sue radici, i piedi, sono continuamente in movimento. Ma indubbiamente, quando si muovono, quei piedi trasportano sempre il luogo che li ha visti nascere o, forse meglio, che li ha visti pian piano svilupparsi. Che sia un piccolo borgo, un quartiere di una cittadina o anche un apparentemente anonimo angolo di una metropoli, il posto nel quale abbiamo trascorso la nostra infanzia ci forgia e ci segna per tutta la vita.
