A Silvio sceso da cavallo
Mina Cappussi
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Errabondo vai
di piccolezza intriso,
discolpe anelito
d’impietoso riso.
Indefinito genere
fetido d’invidia
conti i giorni tristi
roso dall’accidia.
Silvio inviso al bene
trastulli neuroni spenti,
claudicante vai
di negati accenti.
E parli parli,
e la bocca fai cloaca,
spargi veleni
di una mente ubriaca.
Nondum matura est
ardi di fuoco vivo
infame, codardo, vile
rifiuto di dignità privo.
E giri, e racconti, e strilli
e pensi d’esser divertente
e t’affanni e boccheggi
puzzo indecente, sconcio e morente.
A Silvio immortalo
versi cangianti
perché l’orribile cancro
risparmi Ognissanti.
©
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