Dietro il guanto della carne
Nell’affollata
penombra della sera
tormentato m’aggiravo
solcando
di mille occhi
rilucenti
alla fioca luce dei lampioni
la mesmerica
marea.
Naufrago
alla
ricerca d’una lontana luce
a quei
pallidi riflessi
di un sognante Altrove
disperatamente
mi
aggrappavo.
Come
fossero
dita delicate
che
dal guanto grossolano della carne
si fossero sfilate
verso
quella riva
che mai
avrei dovuto abbandonare
delicatamente
mi tiravano.
Ed era
dolce
lasciarsi portare
così
seducente
da sciogliere in lacrime
ogni angustia.
La
sorda inquietudine
di chi
nell’ambiguità di quella notte
l’insonnia del Male
all’opera
intravedeva.
Ma
un altro mondo
si mostrava.
Degli
anonimi passanti
che
del tutto casualmente
sembravano passare
l’oscura
illusione
più
non mi ghermiva
giacché
ad un Sogno
mai
totalmente dimenticato
mi
andavo
ridestando.
Malinconici
frammenti di un intero
che
incessantemente
si sfiorano
senza averne contezza
era questo
ciò che
camminando tra la gente
vivevo.
Innumerevoli
riflessi
vorticanti
come cristalli di neve
nell’infinità
di una Notte
senza più Tempo e Dolore
lacrime
purissime
di un solo
indimenticabile
sospiro d’Amore.
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