Holodomor

Oh Ilarione! Non brillano più le icone svanita la luce,
le cupole d’oro sono di piombo cinereo,
a Chiovia non s’odono cantici di lode,
zitto dalla paura i santi cori angelici.
A Chiovia non si respira più profumo d’incenso,
la follia porta polvere e morte.
Il cosacco Ruteno, ha smesso il colbacco,
cessata la danza, zittita la balalaika,
ora ascolta il suono della mitraglia, lo scoppio delle bombe,
congela le menti, il freddo pungente gela i corpi caduti.
U kraina terra di confine, granaio deuropa,
un nuovo raccolto amaro, un altro holodomor è alle porte,
ed il pane fragrante diviso in comunione ora è raffermo.
Sono fratelli quelli che hai contro, sono sudditi,
lo erano allora lo sono anche ora,
questo assurdo potere incivile spezza i cuori, trafigge le menti,
l’anima brucia, giù le armi prima che il genocidio si abbia.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!