Primavera
Bel mandorlo, di bianco ti vestisti,
fiera eleganza tra torri di morte;
fiera baldanza, e non senti la sorte
che soffrono i mortali: solo esisti,
baluardo di tenera speranza,
monumento di un’eterna danza.
Poi venne il gelo, il vento di procella
che ai tuoi rami i bei bianchi strappò; spoglio,
di morte la tua sagoma al germoglio
lanciasti, secca, che un dì fu novella;
pianse il cielo, un singulto sì potente,
un pianto che veniva di ponente.
Rara bellezza (perché tale) spenta.
Ma un nuovo verde sorge dai tuoi rami:
che sia questa la vita che tu brami?
non un bello caduco che ti tenta,
ma l’adulto sentir di salda vita
che lenta ti germoglia dalle dita?
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Un bel verseggiare. Complimenti sf (Alberto De Matteis)
fantasiosa, sublime (Loreta Salvatore)
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!