Dimenticare
Sul lento finire di una storia che archivia un amore,
residuano, insolenti, i ricordi
come protervia percezione
che incatena avida la mente.
Così i pensieri vagano fra immagini,
odono il battito incessante del cuore,
il pulsare percepibile delle vene sul collo
e il calore delle guance che si carezzano.
E sembra di avvertire nelle mani
il tocco ansioso delle dita
e il turbinio prolungato dei movimenti
scendere lungo le curve del corpo.
L’immagine sbiadita di sguardi ravvicinati,
gli aliti mischiati tra labbra umide e incollate,
l’inconfondibile ebrezza che penetra i sensi
al solo sfiorarsi di due corpi nudi.
E poi l’incedere di suoni soffocati,
come nubi lontane che si inseguono,
sospinte da folate silenziose di vento
mentre i respiri si confondono fra affannosi movimenti.
E la ragione varrebbe deviare quei pensieri,
concentrarli su tracce ancora da solcare
senza più indugiare su memorie del passato.
Ma resta prepotente il suono della malinconia.
©
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