Estasi

Solo,
come un cane
nello spazio
di un recinto,
arrovellandomi
i pensieri,
sperando,
il mio padrone
che ritorni
tarda
di arrivare,
quei passi
che sentivo
a distanze
siderali,
al sol pensier
di esser
notato,
gioivo.
A lungo
ho atteso,
la solitudine
fugando,
con latrati
composti,
rivolto
alla luna,
e succhiavo
con gli occhi
quintali
di stelle,
auscultando
della terra
il ritmo
germogliare,
le fatali scosse
irridendo
di un abisso
viscerale.
Punto
mi ha
l’amore,
un veleno
melenso,
dolce
troppo
amaro,
ha sparso,
a volte
così
intenso,
che avrei
bevuto
il mio sangue,
abbandonarmi
ad una soave
morte,
per poi
risvegliarmi
ancora,
daccapo
riviverlo
tutto.
Il veleno
non muore,
si placa
un poco,
di nuovo
punge,
mi manda
in estasi,
punge
di nuovo,
muta
così.
©
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