Il faro
Peppe Cassese
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È fermo lì da tempo ha l’occhio spento
sacrificato a un dio e al suo vangelo
mina vagante faro mio di vita
quando lucente preavvertiva il male
amico negli affanni in faccia al mare.
Or nel silenzio dei suoi giorni grigi
va rammentando luce in fondo al buio
canti sirene e improvvide tempeste
e quel bisogno antico di sutura
che segnalava l’orrida ventura.
È fermo lì da tempo cieco e muto
guardia silente luce compromessa
in questo andare a vuoto per il mondo
col navigante in mano al meccanismo
che ha cancellato il suo romanticismo.
Or nel silenzio di una voce rotta
si guarda intorno e osserva la bufera
che dentro me si perde e mi scavalla
mentre con l’ombra immensa ancora viva
si china sopra l’onda successiva.
©
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Peppe Cassese
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