E fu così ch’io morsi

“È troppo, basta, la finisco adesso!"
Spirar decisi, e fiero decedetti,
ma con giudizio, non a cuor leggero,
in modo ponderato procedetti:
Nel respirar cessando presi impegno:
e a rinserrar la gola il nervo tesi
di giusta man deciso e fiero il piglio
a fauci e froci, d’aura sbarrai il flusso;
e in manco di condotti immessi alterni
respiro chiuso in un volere estremo,
pulsion vitale in gran silenzio arrese
e il cuore, senza indugio in sodalizio
fu lesto ad arrestar nel petto i pugni...
Carburo indi mancò, seguendo il corso,
e di risorse a secco, al suolo esangue
steso allo sguardo di stupiti astanti ...
immoto in terra, con sbiancato volto,
e mani ricadenti intorno al sesso.
Dunque mi diedi, mi tradussi, a morte:
felice e realizzato in quell’istante:
poiché decisi in tempo, e per mio conto
il dove come e quando ciò avvenisse.
Poi zitto esangue in sito, fu ristagno,
fermo divenni freddo, e, non ricordo...
però fu allora, che senz’altro morsi:
finale soluzion ai guai percorsi.
E convocato losco addottorato:
un tipo strano con un passo incerto,
un atto lui vergò, vagliato il polso
che morte mi sanciva alla buon’ora.
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L'autore
pompeo conte
Diploma "TIM e vari altri di natura professionale, ma la passione più profonda è verso le materie letterarie, che lo fanno sentire un eterno studente. Conoscenza di diverse lingue straniere, con permanenze all’estero. Ogni risultato nella vita è sempre giunto con un certo ritardo, ma va bene anche così. Pensionato, ris
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