In una notte amara e senza stelle
Alberto De Matteis è nato il 18 febbraio 1940 a Pisignano (frazione di Vernole, provincia di Lecce), piccolo centro, ricco di memorie storiche, artistiche ed umane, situato a poche miglia dal capoluogo e dall’incantevole ed accogliente mare del Salento. Al termine delle scuole elementari e medie, ha frequentato il gin
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Immenso dolore, (Giuseppe Mauro Maschiella)
Molto coinvolgente, e apprezzata questa tua (Silvia De Angelis)
Profonda e molto aprezzata. (Sara Acireale)
Lettura molto commovente. Un caro saluto (Antonietta Angela Bianco)
poeta, molto sentita! (Stefana Pieretti)
Lirica dolorosa, commovente che ci interroga tutti (Michelangelo La Rocca)
Commenti (6)
Non è giusto! Per chi ha lasciato alle spalle la guerra e i propri morti, per chi accarezza i propri bimbi con un sogno di felicità e di dolcezza. Lirica da brividi che tocca tutte le corde del cuore. Un plauso al Poeta!
Dolore, e immensa frustrazione, per la cecità del fato, che non ha riservato salvezza, e giorni felici, a viandanti del mare, fuggiti da guerra e disperazione...
È una lirica breve ma molto profonda. Mi sono commossa fino alle lacrime leggendo i versi del sensibile e bravo Poeta Alberto De Matteis che espone il dramma dei migranti che cercano un futuro migliore per loro e invece trovano la morte annegando nel nostro mare. Non si tratta soltanto del destino crudele ma della cecità dell’occidente di chiudere i confini, altrimenti nessuno verrebbe da clandestino, con mezzi di fortuna ma con regolare viaggio in aereo. Ogni volta che si ripete questo dramma il mio cuore soffre assieme al Poeta e spero sempre in un futuro migliore per l’umanità intera.
Immagini poetiche molto toccanti per un dramma che si consuma nei nostri mari. Lettura molto coinvolgente. Grazie al poeta che risveglia emozioni molto intense.
versi che danno uno scossone al cuore lo stringono di commozione e dolore Bravo il poeta come sempre ci emoziona fin dentro l’anima!
Ennesima tragedia del mare che pone delle domande all’Occidente. Si può trovare la morte scappando dalla guerra, dal terremoto, scappando cioè dal rischio di morire. No, non si può, non si deve. Ancora una volta il mare, il nostro mare sporca il suo azzurro col rosso del sangue e col nero della morte. E questa la chiamano civiltà occidentale. E se allora fossimo incivili cosa faremmo? Bravo il poeta a descrivere con delicatezza questo dolore coinvolgendo nel lutto il cielo e le stelle. Un plauso speciale al sensibile poeta.






