Negli infiniti corridoi di una sera
Roberto festa
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in sogni
che non porgono le spalle
al morso muto
di labbra rassegnate
ma scrutano
cercando sulla pelle
le orme vaghe
di fantasie passate
vi è
quell'universo di parole
in cui si vaga
per dare voce al nulla
con lingue
che si graffiano da sole
cartavetrando
le punte di una stella
e rendon sopportabile l'abisso
che ingoia e sputa
il nostro divenire
slabbrato da quel che
non c'è permesso
o dal fastidio
di non poter capire
quanto il silenzio
sia acqua che tracima
da ciglia
che si chiudono in rimpianto
aprendo varchi
a fiumi di collina
che trovan fonte
in echi di tormento
perché il tormento
è spina che ti punge
e che ripete
un urlo di memoria
in quel respiro
stretto
che ti stringe
strappando
ad un delirio
la sua furia
è un reliquiario
di passate ombre
che si conserva
nel fumo di preghiera
è un alito d'incenso
che si perde
nei corridoi infiniti
di una sera
in cui si cerca
il balsamo di un sogno
che cada
come un drappo
sulla vita
o come goccia
che esce da quell'urna
e che si spegne
sul ciglio di una pietra
che si frantuma
a divenir maceria
e offre
la sua polvere a un miraggio
trovando fra le dita di una sera
un faro
che le eviti il naufragio
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