Rudere d’uomo
Pierfrancesco Roberti
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nel mio boccone d’isolamento nutro il mio rudere d’uomo
barba troppo sfatta che bacia la disperazione dell’oggi
nel silenzio scendo i gradini di un inferno sedato di medicine
ho paura di uscire mi fa spavento l’essenza degli altri
schifosa società fatta per avere le sembianze del nulla
io rudere d’uomo affogato dai pensieri distruttivi dell’oscurità
io solo sfigurato dalla volgarità di una società in rotta
nelle mie parole sento la stretta inutilità d’ogni futuro
amore troppo lontano per nutrirmi al sole
vorrei un giorno in cui la mia serenità sedasse l’inferno
sento quel giorno lontano nelle notti stinte di sudari
rudere d’uomo
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Pierfrancesco Roberti
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