T'ho veduto (in ospedale)
Figlio,
mio
nel letto addormentato
ti passo lieve lo sguardo sul viso
temo che solo il tremulo vibrare delle ciglia
sulla stanca e ombrata gota,
che adesso mi racconta quanto sei malato,
ti desti a ricordare
l'inteso desiderio che hai
ancora
di schiudere l'ali di passerotto
e di volare
poi d'un tratto
in chiesa,
mentre il banco odoroso di resine arcane
risveglia i sensi dell'anima,
fisso le scarne gambe del Cristo inchiodato
e come un bagliore che mi ferisce
vedo
quanto quelle ginocchia insanguinate
siano come le tue, amore mio
figlio adorato...
questa visione mi turba
distolgo il cuore esacerbato
ma poi mentre ti muovi,
di nuovo accanto al tuo letto
bacio la fronte tua,
come una croce viva
al venerdì santo.
©
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Commenti (2)
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A
Angelosilv5 febbraio 2008
Leggo in questa poesia una nota bella di speranza. La Passione è letta nella Resurrezione e la Resurrezione nella Passione nella Resurezione. Perché l'autrice non la esplicititato?
Paolo Ursaia5 febbraio 2008
Delicata poesia, elegante, armoniosa, carica di recondita speranza... molto piacevole
