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Riflessioni 26 marzo 2025 · lettura 1 min · 277 letture

Non odo

Alberto De Matteis 945 poesie pubblicate
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Non odo ancora il suono di campane nè vedo in cielo il volo di colomba con in becco d’ulivo il ramoscello che annunci alfin la desiata pace. Ma scorgo in alto ognor lingue di fuoco a guisa di serpenti rutilanti, e reboanti fragori in tetre nubi in un cielo che piange e si dispera. E Tu, Dio della pace e dell’amore, non vedi dei tuoi figli la tristezza? Non senti dei bambini i loro pianti e le struggenti voci delle mamme? Deh! Ferma l’arroganza dei potenti, e trasforma l’anelito di speme di chi ognor per il ben comun s’adopra, in una pace vera e duratura.
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L'autore
Alberto De Matteis

Alberto De Matteis è nato il 18 febbraio 1940 a Pisignano (frazione di Vernole, provincia di Lecce), piccolo centro, ricco di memorie storiche, artistiche ed umane, situato a poche miglia dal capoluogo e dall’incantevole ed accogliente mare del Salento. Al termine delle scuole elementari e medie, ha frequentato il gin

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Rispetto, onore e stima caro poeta ammiro i tuoi v (Marcella Usai)

versi sempre intensi... (Marcella Usai)

Un’opera intensa e profonda, complimenti! (Franco Scarpa)

Commenti (7)

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Ausilia Giordano26 marzo 2025

Grande lirica, meritevole di elogio! Iddio ascolti la tua invocazione, per donare la Pace Vera, tanto desiderata da tutte le genti del mondo. Non sono presenti né l’ulivo benedetto, né la colomba di pace, ma il grido delle madri e il pianto dei bimbi! In un mondo travagliato da continue dispute di guerra, la Pace fa fatica ad alzare la testa. Bellissimi versi. Complimenti.

Sorgono lamenti da chi dubita di Dio sugli interventi necessari a mantenere la pace al mondo. I popoli più potenti ricorrono sempre a strategie mirate ad impoverire o a distruggere l’avversario, senza calcolare gli strascichi sulle vittime innocenti che generano danni economici e conflitti. Non si ode la pace, ma si ode solo gli echi dei bombardamenti.

Una bella lirica ricca d’intense riflessioni sui drammatici tempi che stiamo vivendo. La gente desidera la pace ma i potenti continuano a fare la guerra per i loro sporchi interessi. Non gli importa se la gente muore, per loro sono solo affari. Purtroppo non si sentono echi di campane che suonano a festa, non si vedono ramoscelli d’ulivo. Si sentono invece pianti di vittime innocenti e la pace sembra ancora molto lontana. Complimenti poeta per queste profonde riflessioni.

Una lirica immensa a cui va il mio sincero plauso! Una preghiera a quel Dio onnipotente che mai si vede per interrompere tante sciagure e debolezze umane, soprattutto contro le guerre che provocano solo distruzione, dolore e pianto. Forse perché la natura umana così fatta, è stata da Lui cosi creata. Complimenti poeta!

Non si ode il suono di campane ad annunciare la fine della guerra, né si vede la colomba con il ramoscello simbolo di pace. Allora il poeta si rivolge direttamente a Dio con un’invocazione, una preghiera perché le armi cessino di combattere, perché i cuori degli uomini s’inteneriscano al pianto dei bambini e delle loro mamme. E noi? Noi facciamo nostri i tuoi versi, Alberto.

Marcella Usai31 marzo 2025

Versi che arrivano dritti al cuore. Niente è più incomprensibile, inaccettabile, crudele della guerra, riusciremo mai ad avere un mondo senza la devastazione dei conflitti? Condivido la tristezza e l’impotenza dinanzi all’orrore. Plauso al poeta.

Franco Scarpa10 aprile 2025

Questa poesia è una preghiera accorata che invoca la pace, descrivendo un mondo devastato da conflitti e sofferenze. Il contrasto tra la disperazione umana e il silenzio divino la rende particolarmente intensa, mentre il messaggio finale, rivolto a fermare l’arroganza dei potenti, aspira a un cambiamento reale. Un’opera che unisce emozione e speranza universale.