Ancor in pena d’Amore
Se’l Dio che move
la Natura a tutto tondo
come di Giotto il cerchio
e l’orbe umano non dismuove,
che’l torpore ha di sfondo,
allor ancor maggior prece
cerco, ahi lasso,
che stanco son di codesto cammino
Assai mesto mi colgo
pur io, povero illuso
che non veggo giusta via
e riottoso m’è il percorrere
Che Luce divina s’appressi
di bianco azzurro rivestita,
aita il malato cuore
in patimento d’amore
Oppur, se nulla vale,
allor risuoni pur morte,
che mi sia di compagna.
Oh, ma che dico!
Perché l’infido Cupido che m’ha colto
non colpì di punta avvelenata?
Di certo meglio sarebbe stato,
anziché viver in tal stato!
©
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L'autore
Marco Cortese
Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido
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