Le rosse zolle odorano di fumo
Alberto De Matteis è nato il 18 febbraio 1940 a Pisignano (frazione di Vernole, provincia di Lecce), piccolo centro, ricco di memorie storiche, artistiche ed umane, situato a poche miglia dal capoluogo e dall’incantevole ed accogliente mare del Salento. Al termine delle scuole elementari e medie, ha frequentato il gin
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Versi molto interessanti (Ausilia Giordano)
Versi molto belli, intensi ed emozionanti. Molto (Antonietta Angela Bianco)
apprezzati. Un caro saluto poeta. (Antonietta Angela Bianco)
Molto apprezzata, un caro saluto! (Giovanni Ghione)
Lirica di prospettiva e di speranza! Bellissima! (Michelangelo La Rocca)
Infonde una pace e serenità infinita. Grazie (Rosanna Peruzzi)
Commenti (6)
Roba d’altro mondo! Quello dell’inquinamento, che, grazie all’opera umana, devasta gradualmente tutto il mondo naturale. La "gaia primavera" e la "bianca aurora", poesia d’altri tempi, di quando ci si tuffava nel fiume Sarno - delle mie zone -, o nel Tevere, o in altre acque limpide. E la Speranza, la signora che scaccia ogni sconforto, ha sempre il primato sulle sofferenze. Testo meraviglioso. Elogio.
Venti di guerra oscurano la primavera e tutte le limpide espressioni della natura. In questo testo che sa di tristezza, intravedo anche la luce della speranza che si eleva come una preghiera di pace. Plauso al poeta.
Sulla primavera purtroppo irrompe la guerra con le bombe che rendono il cielo infuocato e rosso del sangue delle vite sacrificate a causa dell’avidità e dell’imbecillità di uomini che non hanno imparato niente dalla storia. La poesia nella sua drammaticità lascia anche il posto alla speranza di ravvedimento per poter rivedere tutta la bellezza del Creato. Poesia bellissima, toccante e coinvolgente. Congratulazioni poeta!
La pace chimera dei nostri giorni che si chiudono in tragedie umane. Il Saggio Poeta osserva la natura testimone di questi misfatti ma anche stimolo di speranza. Complimenti!
Sono tempi di guerra, anzi di guerre e il fumo e il tanfo delle bombe infestano l’aria primaverile, quasi irriconoscibile nei suoi consueti colori ed odori. Il poeta ha il giusto naso per annusare gli acri sapori e i tetri colori delle guerre. Ma le sue sono narici di un poeta e sentono profumi ancora lontani, sentono odore... di pace! Oggi siamo così turbati dai venti di guerra che soffiano forti come uragani devastanti, ma il nostro poeta sente il divenire e sente profumo di pace! Speriamo che il bravo e talentuoso poeta pugliese abbia ragione perché tutti abbiamo bisogno di pace e tutti ne abbiamo abbastanza delle guerre, di tutte le guerre. Elogi sentiti al poeta!
L’ inizio di questa stupenda lirica lascia intravedere un paesaggio grigio e cupo, senza colori, dove ogni cosa intorno a sé odora di fumo e sconforto, ma poi si intravede la luce all’orizzonte e la speranza che il domani possa essere limpido e sereno. Vi è una visione ottimista della vita, un voler credere che tutto passa, anche il periodo più buio e che l’arcobaleno possa tingere dei suoi colori i giorni seguenti e la propria anima.






