Astratto xxiii
El sueño, crisol de diáfana visión,
muda la niebla en luz que el alma padece.
Las campanas lejanas, ecos de oración,
en el aire solemne la misa pregonan.
.
Ábrense los umbrales - bronces de templo-,
ingresa mi fantasma, espectro mudo y ciego,
donde ni un labio profana palabra,
tan solo asombro inmóvil al ojo clavado.
.
¿Fue acaso vano el sudor mortal
para dar pompa fúnebre a la Muerte?
.
Desde el Altus que la bóveda quiebra, voz fulmina:
.
-¡Despierta, alma insensata, de tu olvido grave!
.
ASTRATTO XXIII
.
Il sogno, si fa tersa e vivida visione,
che l’ombra muta in lampo di dolore.
Le campane lontane, flebili in orazione,
nell’aria sacra l’officio solenne annunziano.
.
Si schiudono i portali -bronzei del tempio grave-,
e l’ombra mia penetra, spettro muto e inerte,
ove nessuna voce si osa proferire,
solo stupore fisso negli occhi confitti.
.
A tanto affanno d’umana fatica
non bastò il rito per congedare il Morto?
Dall’Altare che la navata fende, una voce tuona:
.
-Destati, anima stolta, dal tuo profondo oblio!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
A
Tutte le opere →
L'autore
Arelys Agostini
Arelys Agostini, Italo venezuelana; è una poetessa "dilettante". Le sue poesie sono un viaggio attraverso emozioni crude e speranze tenaci, espresse con un linguaggio che danza tra passione, denuncia, introspezione, e il suo impegno nel denunciare le ingiustizie, senza perdere l’ironia. La natura è spesso presente nel
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!